Stiamo guardando la tv.
Il mio Padrone è sulla chaise lounge, mentre io come al solito sono prostrata ai suoi piedi.
D'improvviso prende il telecomando, schiaccia il pulsante rosso e abbassando gli occhi verso di me dice <<Mia in televisione danno la solita merda e non ho voglia di subirmela anche questa sera, perciò ti chiedo di raccontarmi qualcosa. Sai bambina quanto mi fa piacere ascoltare la tua voce!>>
Velocemente sfoglio la memoria nel vano tentativo di rammentare qualcosa che possa soddisfarlo.
Non è tanto per la punizione che mi aspetta se non eseguo ciò che mi dice, ma la voglia di non deluderlo, che mi spinge a cercare nel tempio dei ricordi un sapore proibito che possa accondiscendere alla sua richiesta.
Un barlume di speranza si accende nella mia mente appena ripenso alla nostra storia d'amore.
<<Sì mio Padrone ti racconterò la storia di come ci siamo conosciuti.>>
<<Va bene Mia, comincia pure>> ordina con voce rilassata, accavallando le gambe e mettendosi visivamente rilassato, ma continuando a tenermi legata al suo volere con la sua energia dominante.
Avevo diciannove anni e mi trovavo su un autobus come ogni mattina per andare a lavoro. Il posto a fianco al mio era vuoto. Quella era una delle solite giornate senza colore, il sole picchiava sulla pelle attraversando il finestrino ed io ero assorta nei miei pensieri. Mi sentivo vuota e inconsapevolmente ero alla ricerca di qualcosa o meglio di qualcuno. Sono sempre stata una schiava, in cuor mio. Almeno, questo è quello che ho sempre saputo. Ma ero una schiava senza Padrone. In poche parole il nulla senza un'anima.
D'improvviso sentii una voce che mi richiamò alla realtà.
Una voce calda, suadente, autoritaria mi disse <<Signorina mi scusi è libero il posto?>>
Alzai lo sguardo e incontrai le pupille più nere dell'intero universo.
Sgranai gli occhi come se fossi stata al cospetto di Dio. Quelle pupille erano capaci di scrutarmi l'anima provocando una voglia sconosciuta. Desiderio. Un desiderio che serpeggiava lentamente sul mio corpo, prendendo il sopravvento sulle mie fantasie.
Dopo un attimo di smarrimento risposi <<Prego si accomodi!>>
E fu cosi che iniziò un gioco di sguardi dapprima innocenti ma via via sempre più infuocati.
L'elettricità nell'aria era palpabile e vivida come il sole alla mia sinistra.
Mi vergognai tremendamente dei pensieri che stavo facendo ma allo stesso tempo fu impossibile distogliere l'attenzione da quell'uomo così misterioso ma stranamente capace di avvolgermi con un calore famigliare.
Allungò una mano verso di me e azzardò <<Salve io sono Davide, lei?>>
<<Piacere io sono Mia>> risposi non esitando oltre.
Gli tesi la mano destra sudaticcia e appena la sfiorò con le sue dita mi resi conto che per me era finita.
Il suo corpo reclamò il mio con una potenza inaudita e di tutta risposta il mio cuore gli fece le fusa.
La mia autostima era andata a farsi benedire. Davanti a me avevo un uomo, la cui potenza era pari all'effetto di uno tsunami al quale non potevo sottrarmi e che riusciva a stravolgere il mio intero universo emozionale.
I nostri sguardi sembravano danzare gli uni in cerca degli altri. Una musica lenta, proibita composta da parole potenti, feroce che in quel momento attraversava i nostri pensieri più intimi e sconci.
Tra scambi di battute provocanti e convenevoli vari, ad un certo punto Davide si alzò precisamente a due fermate dalla mia.
Ci salutammo formalmente e ciò mi provocò un grosso nodo alla gola. Provai l'assurda impressione di avere un ranocchio grassottello a gambe divaricate lungo la trachea.
Ci salutammo formalmente e ciò mi provocò un grosso nodo alla gola. Provai l'assurda impressione di avere un ranocchio grassottello a gambe divaricate lungo la trachea.
Cercai nonostante tutto di non darlo a vedere. L'uomo misterioso stava per prendere il volo e quella piccola parentesi non fece che alimentare la tristezza che già giaceva in me. Sbiancai come un cencio e gli porsi la mia mano.
Di tutta risposta aprì il suo portafoglio nero in cuoio ed estrasse il suo bigliettino da visita.
Lo strinse tra la mano e lo fece scivolare all'interno della mia.
<<Non sono uno da tanti convenevoli>> disse secco <<perciò arriverò subito al sodo!>> proseguì serio.
Ingoiai la saliva, ma constatai amaramente che in quel momento avevo la bocca asciutta come una pezza.
<<Voglio che tu sia la mia schiava, perché devi essere e sarai Mia>> proseguì in modo tale che potessi sentirlo solamente io. Girò i tacchi e a quel punto si aprirono le porte dell'autobus. Davide se ne andò lasciandomi interdetta e con un pezzettino di carta incastrato tra le mani.
Andai a lavoro ma la mente e il cervello rimasero in modalità stanby.
Rimuginai su ciò che mi era accaduto e per un attimo mi chiesi se era stato solamente un sogno.
Per smentirmi, ripresi il bigliettino tra le mani e lo scrutai parola per parola.
Terminai la giornata meccanicamente. Non feci nessun errore durante il mio turno, ma nonostante ciò le colleghe mi fecero notare che mancavo un po' di brio.
Loro però non potevano capire l'effetto che aveva avuto quell'incontro sulla sottoscritta.
Quegli occhi illegali mi tormentavano dal momento in cui avevano messo i piedi su quell'autobus.
Quelle labbra erano capaci di farmi eseguire tutto ciò che chiedevano.
La mia anima era già sottomessa alla sua nel momento in cui aveva proferito parola.
E se ciò doveva essere messo nero su bianco, non ci avrei pensato un secondo in più. Lui mi pretendeva quanto io lo desideravo.
Presi una decisione e la sera stessa mi ritrovai davanti alla sua porta.
Non riuscivo a bussare, ero come immobilizzata. Mi tremavano le gambe, tutta la sicurezza che ostentavo un minuto prima di colpo mi abbandonò sul ciglio di una porta.
Davide aprì lentamente ed il mio cuore perse un battito.
Mi ritrovai al cospetto di una visione celestiale.
L'uomo misterioso indossava una canottiera total black e jeans strappati.
Un abbinamento completamente diverso da quello che indossava sull'autobus.
<<Mia vuoi rimanere sull'uscio? Dai entra!>>disse tra il serio e l'ironico.
<<Emh, si scusami, ho portato il vino!>> farfugliai rendendomi conto solo in quel momento con quanta forza stessi stringendo la bottiglia di vetro in mano.
Entrai all'interno dell'appartamento. Mi guardai velocemente intorno nel tentativo di associare i suoi gusti ai miei.
La casa era spaziosa, arredata in stile moderno ma con un tocco di classe.
Molto probabilmente c'era lo zampino di una donna, pensai tra me e me.
Le pareti erano color bianco perlato e per quanto riguardava la pulizia poteva far invidia alla mia. Il pavimento rifletteva la mia immagine e gli specchi brillavano catturando la luce dei lampioni fuori nella strada.
Mi sfilò il cappotto non prestando attenzione alla mia ossessiva curiosità.
Stando attento a non toccarmi mi fece strada verso l'open space e da bravo padrone di casa stappò la bottiglia di vino e lo versò in due calici di cristallo.
Con mia grande sorpresa mi resi conto che la tavola era già imbandita di manicaretti che facevano invidia ai più grandi ristoranti italiani.
Ci limitammo a fissarci per lunghi istanti. Fui io la prima ad abbassare lo sguardo. La verità è che non riuscivo a tenergli testa, ma ciò non sembrava dargli fastidio, anzi il contrario.
Lo notai dalla grossa erezione che prendeva forma attraverso i jeans.
Fu così che l'agnello masochista si innamorò del lupo feroce, pensai terrorizzata.
Tentai di cambiare argomento, ormai l'imbarazzo aveva preso il sopravvento.
<<Davide>> sussurrai timorosa, <<mi sono accorta che manca il dolce!>> proseguii tutto d'un soffio.
Nel momento in cui finì la frase, ragionai sul fatto che forse non avrei dovuto dirglielo. Ero io l'ospite e faceva parte dei miei compiti pensarci. Avrei potuto fermarmi da "Jerry il Pasticcere", ero anche di strada. Mi pentii per non averci pensato prima, ma ormai non potevo rimediare in alcun modo.
Attesi la sua reazione, col volto rivolto verso il basso. Ero una sottomessa nata e mi veniva spontaneo comportarmi di conseguenza. Mi sentivo in attesa di una punizione sconosciuta.
Davide sorrise compiaciuto.
<<Sei proprio come immaginavo!>> rivelò col tono eccitato.
<<Il dolce sei tu ragazzina!>>
Si alzò dalla sedia e avanzò verso di me.
Strinsi gli occhi estremamente eccitata, non sapevo cosa aspettarmi da quella situazione, ma una cosa era certo, ovvero che ero pronta a tutto per averlo dentro di me.
Sentii la sua mano ruvida sulla guancia, mi alzò il mento affinché potessi guardarlo in faccia.
Non c'era più traccia del ragazzo giocoso di poco prima.
Dinnanzi a me prese il suo posto il padrone che mi voleva sbattere in tutti i modi possibili ed immaginabili.
Mi fece alzare e mi spinse contro lo spigolo del tavolo.
Premette la grossa erezione contro il mio corpo, facendomi pregustare l'inizio della mia fine.
Fui percossa da piccole vibrazioni che si radunavano al centro del mio punto più sensibile
Mi schiusi come un'orchidea bagnata dal sole.
La voglia mi oscurò il viso e la mente.
Soffiò sull'orecchio e subito dopo insinuò dentro la sua la lingua, facendo roteare la punta all'interno del timpano.
Stavo impazzendo. I capezzoli diventarono turgidi e pesanti. La fica sempre più calda e bagnata. Infilai le mani sotto la maglietta per testare i pettorali duri come rocce. Smaniosa scesi sempre più in basso verso il suo grosso muscolo pulsante.
<<Non ci provare ragazzina o non ti darò quello che vuoi!>> sussurrò sull'orecchio che aveva appena leccato.
Provai una strana sensazione di fastidio, sia per l'orecchio ché per quello che mi aveva appena detto.
Mi uscì una smorfia di disapprovazione, tuttavia cercai di non darlo a vedere per non farlo arrabbiare ancora di più.
Lo volevo tutto dentro e se ciò significava stare ferma, lo avrei fatto. Anche se era una tortura, ma per lui lo avrei fatto. La mia deliziosa tortura.
Restai immobile, pronta ad accettare qualunque cosa avesse in mente. Mi slacciò i pantaloni ed insinuò' la mano all'interno del perizoma. Ringraziai Dio per aver avuto l'illuminazione di depilarmi.
<<Comportati bene e ti farò .... >> sobbalzai sentendo due dita scivolare in profondità.
Mi costrinsi a tenere la bocca chiusa. Ma volevo di più.
Uscì ed rientrò con le due dita, massaggiando con il pollice il collegamento nervoso.
Con l'altra mano mi afferrò il collo e strinse forte bloccandomi il respiro.
Introdusse un altro dito e aumentò la velocità del movimento.
Sentii le vene ingrossarsi e in poco tempo mi resi conto di essere sul punto di cedere.
Aprii la bocca per annaspare l'aria e fu allora che mi lasciò andare.
Il suo cazzo prese il posto delle dita e cominciò a pompare dentro.
Mi afferrò le natiche e di punto in bianco mi ritrovai con le gambe in aria e le mani che sorreggevano la parte restante del corpo.
<<Prendi la pillola?>> Chiese a tratti spingendo interamente dentro di me.
<<No!>> risposi prontamente affinché potesse prendere la decisione giusta.
Mi fece appoggiare con i piedi a terra, sfilò il membro e lo posizionò sul mio viso.
Vidi che era sul punto di contorcersi quando una sostanza appiccicosa mi appannò la vista.
<<Brava, ragazzina>> esclamò affannato, <<ora prendilo in bocca!>>.

Accidenti.....Wow....senza parole,può bastare?? COMPLIMENTI
RispondiEliminaMeraviglioso ....fantastico..molto eccitante!!!!!!
RispondiEliminamamma mia da mozzafiato. ...lo voglio
RispondiEliminamamma mia da mozzafiato. ...lo voglio
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