Il 7 gennaio 2015 i canali di informazione trasmettono la notizia di un assalto terroristico avvenuto in pieno centro a Parigi, precisamente alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. 12 vittime di cui 8 giornalisti, 2 agenti assegnati alla protezione del direttore, un ospite invitato alla riunione di redazione, il portiere dello stabile e 11 feriti di cui 5 gravi ma non in pericolo di vita.
Questo è il bilancio delle vittime. Questo è l’inizio di JE SUIS CHARLIE. La Francia dichiara attentato terroristico, il Mondo dichiara ORRORE di fronte alla diatriba MATITA-VIOLENZA.
Perché si!
Il Charlie Hebdo è un giornale settimanale satirico noto già in tempi passati per la sua satira pungente rivolta ad ogni ambiente, tra cui quello politico e religioso.
La libertà di espressione ha fatto il suo corso, così che i vignettisti del giornale abbiano fatto satira anche sul fondamentalismo islamico.
Alcuni dico errore, altri dicono coraggio, fatto sta che questa Libertà è stata il movente di un attentato.
Una matita che disegna vignette del tutto “super partes” con lo scopo di smorzare la paura degli attacchi terroristici di stampo religioso.
Una matita libera, che ha disegnato vignette contro la medesima politica del suo Paese. La stessa matita che da ieri è macchiata di sangue, una matita il cui scopo era divertire, stemperare, ESPRIMERE LIBERAMENTE IL PENSIERO DEL PROPRIO IDEATORE.
Perché è questo ciò che è stato, l’ATTENTATO alla LIBERTÀ' di ESPRESSIONE.
Tre uomini, fondamentalisti islamici, provenienti da azioni di guerra svoltesi in Siria, con dei kalashnikov hanno tentato di spezzare per sempre delle matite simbolo di libertà.
Il mio disgusto verso questo atto non può lontanamente essere percepito, tanto alto è il suo grado. Matite spezzate in due, le quali saranno simbolo delle prossime nascenti matite, la cui mina sarà più forte, più incisiva, più creativa, più libera.
Una mina figlia di lacrime, una mina figlia del terrore, una mina figlia di spargimento di sangue, una mina che avrà il coraggio di dire ANCHE IO SONO CHARLIE.
È questo quello per cui abbiamo combattuto nei tempi passati, sotto diversi Totalitarismi. La storia ci insegna che la Violenza, la Smania di annullamento delle Libertà si succede nei tempi diversi, sotto nomi differenti ma con lo stesso “modus operandi”.
Non è facile far tacere chi manda messaggi con contenuti forti attraverso la risata. Non è il più difficile da sradicare. Allora cosa si fa, si approda all’ultima spiaggia: si UCCIDE.
Cosa c’è di diverso tra la morte dei giornalisti di Charlie Hebdo e la morte dei giornalisti come Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno,?
Assolutamente nulla, mandanti diversi, religioni diverse, interessi economici diversi, ma accomunati da un’unica argomentazione ossia la voglia di farli tacere per sempre, la voglia di fargliela pagare per la loro libertà di espressione.
Allora mi chiedo: cosa abbiamo di diverso noi che scriviamo per un blog erotico? Esprimiamo la nostra opinione, le nostre idee, le nostre concezioni che per molti dovrebbero essere censurate.
Dunque se mai dovessimo in un futuro prossimo “dare fastidio” a qualcuno quale sarebbe l’opzione? Chiudere il blog? Trovarci e sterminarci una ad una? È questo il punto focale su cui voglio porre l’attenzione.
Fino a ieri ci vantavamo di vivere in Paesi sviluppati, civili in cui vigevano supreme le libertà fondamentali dell’uomo, la libertà di parola, di opinione, di associazione, di Espressione, ma dopo l’assalto chi più ha questa certezza?
Chi più può contare sulle sue libertà, se la divergenza porta all'assassinio?
Mi rendo conto che un blog come quello dell’Eros non sia lontanamente paragonabile per i contenuti al Charlie Hebdo, ma mi rendo anche pienamente conto che è così che si comincia, è così che piano piano si annullano una ad una, come nel domino, tutte le libertà.
Siamo Esseri Umani imperfetti e su questo nessuno può sindacare ma siamo molto avanti rispetto all'animale politico di cui parlava Aristotele, siamo molto avanti rispetto all'uomo asociale di cui parlava Hobbes, siamo figli di esperienze totalitariste, antisemite, siamo figli del dolore che la storia ci ha insegnato.
La censura non ha ragione di esistere quando a parlare è l’uomo e non l’animale che è in sé.
Ilaria Pesce

Ilaria Pesce, fantastica interpretazione e affermo quanto hai detto. ..brava bravissima
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