sabato 14 febbraio 2015

Mr Laforgia é pronto a riceverla

Nel delirio della prima mondiale di 50 sfumature di grigio, noi del blog abbiamo pensato di incontrare un vero Dominatore con la D maiuscola, signore, tutto per voi, Mr. Stefano Laforgia. Stefano Laforgia è un Leatherman, un rigger, un sadico, un edge player ed un BDSM educator. Ha cominciato il suo viaggio nel BDSM fin dalla giovane età, ma lo ha vissuto in maniera privata fino a quando non si è trasferito a Roma nel 2000, dove è diventato un membro molto attivo della comunità locale. Nel 2005 ha lasciato il suo lavoro d’ufficio e ha deciso di vivere il suo stile di vita in maniera pubblica, fondando Alcova (www.alcova.biz) il primo negozio fetish/BDSM di Roma. Da allora ha lavorato a vari progetti educativi e culturali in ambito BDSM, con una particolare attenzione per il bondage giapponese, di cui è un grande cultore e appassionato. Il suo approccio allo shibari è cambiato e maturato negli anni, esaltando sempre più la connessione tra rigger e bottom, ed ha trovato una sua più chiara definizione dopo una serie di viaggi in Giappone a partire dal 2008, dove ha avuto modo di conoscere, vedere all'opera e imparare da alcuni dei migliori kinbakushi. Questo ha gettato le fondamenta per un solido ponte di contatto tra la comunità BDSM europea e quella giapponese e ha fatto sì che persone come Kinoko Hajime venissero “scoperte” dal mondo occidentale. Ma Stefano non è solo un rigger. I suoi interessi e conoscenze spaziano in tantissimi altri ambiti e non è raro vederlo all’opera anche senza le sue amate corde.
E’ un profondo supporter della cultura BDSM e Leather, di cui condivide i valori, ed è stato sempre un pioniere nel panorama BDSM italiano, supportando attivamente una serie di iniziative volte al benessere della sua Comunità. E’ stato tra i fondatori di BDSM Italia, di cui è stato anche Presidente ed ha organizzato i primi play party a Roma con la Black and Blue Night. Nel 2011 ha sponsorizzato e organizzato il primo carro BDSM durante la sfilata dell’EUROPRIDE e, sempre nello stesso anno, ha organizzato l’evento LegArti, invitando rigger di fama internazionale e ha fondato la prima Scuola di Bondage giapponese in Italia, intitolandola a Itoh Seiyu (www.scuoladibondage.it), ha creato il suo brand di corde per bondage (www.ultimatebondagerope.com) e nel 2014 ha ideato ed organizzato la prima edizione della Rome BDSM Conference. Ha tenuto workshop e lezioni in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, ad eventi e location come Kink.com, The Floating World, Bondage Expo Dallas, APEX, kinkacademy.com, London Festival of the Art of Japanese Bondage, Ropefest, Moscow Knot, Boundcon, EURIX. E’ una fucina di idee in continua evoluzione e, nonostante tutti gli impegni, riesce ancora a divertirsi e a provare un profondo piacere in tutte le sue attività. Disponibile nonostante gli impegni della Conference da lui organizzata e dalla nascita della sua scuola di bondage, ci ha concesso questa bellissima intervista. 

1) Quale percorso emotivo porta un uomo a diventare dominatore?  
                           

Io sono profondamente convinto che le pulsioni BDSM siano del tutto naturali ed innate. Molte persone esplorano già queste dinamiche durante l’infanzia (la bambina che vuole fare la regina del castello e pretende che tutti ubbidiscano, il bimbo che gioca al dottore e vuole che la paziente resti perfettamente immobile durante gli esami, etc). Questa esplorazione è una ricerca di un piacere (nel senso che ci piace vivere quel determinato ruolo) ed è quasi sempre, vista l’età, completamente slegata da fattori sessuali. Ma è un modo di interagire con gli altri che ci viene, appunto, spontaneo. In età adulta, poi, ci possono essere fattori scatenanti (la lettura di un libro, la visione di un film, una determinata situazione con un partner sessuale) che ci riportano in situazioni simili, ma stavolta a quelle emozioni piacevoli, si abbinano spesso anche degli stimoli di natura erotico/sessuale altrettanto forti e gratificanti. Ecco quindi che, in maniera magari involontaria, abbiamo “chiuso il cerchio” e riproponiamo, all’interno della nostra sfera sessuale, quei “giochi” che già facevamo tanto tempo prima. Per cui quella stessa bambina amerà vedere il suo compagno che la venera come se fosse una dea e così via. Va detto che non è che tutti quelli che amano quei giochi da bambini poi avranno modo di viverli in un ambito sessuale da adulti e nemmeno che tutti quelli che li provano anche da adulti, poi decidano di farne un vero e proprio stile di vita. Voglio solo spiegare che queste pulsioni non sono qualcosa di artificiosamente costruito. Sono il nostro modo di essere. Io ho sempre avuto un carattere dominante. Mi sono reso conto con il tempo che era inutile cercare una partner che non accettasse in modo esplicito questo lato di me, perché non era una parte a cui volevo (o potevo?) rinunciare. Proprio perché non era un comportamento acquisito, ma un’indole innata.

2) Chi o cosa ti ha ispirato o introdotto nel BDSM?



Rimasi molto colpito dalla lettura “accidentale” della “Filosofia nel Boduoir” di De Sade. Come tanti della mia generazione sono stato per lungo tempo un autodidatta, imparando a trovare le soluzioni un errore alla volta. Oggi amo molto condividere quello che ho imparato e non perdo occasione di imparare a mia volta da chiunque abbia voglia di condividere le sue esperienze con me.

3) Hai avuto un maestro che ti ha insegnato ad essere un dominatore?



No. Non so se davvero sia una cosa che può insegnare una sola persona. Anche perché un Dominatore è tale nel momento in cui ha una controparte sottomessa. E’ una relazione, più che un’etichetta che uno si cuce addosso e, proprio per questo, la modalità con cui io vivo il mio essere Dominante è anche in funzione di chi è l’altra persona. Dopotutto anche nel sesso nessuno si comporta sempre esattamente allo stesso modo, indipendentemente da chi abbiamo davanti. Ascoltiamo e valutiamo i desideri e le preferenze dei nostri partner e di volta in volta usiamo l’esperienza fino ad allora acquisita per fare una serie di “educated guess” (ovvero di tentativi ponderati) su quello che a quella determinata persona può piacere e ci regoliamo di conseguenza. E’ una persona che ama il sesso languido e lento, le carezze, che ha bisogno di un background affettivo solido per lasciarsi andare… o è una persona che ama determinate posizioni invece di altre. E noi? Di che cosa abbiamo voglia noi, oggi, in questo momento, mentre ci apprestiamo a fare sesso proprio con QUELLA persona? Nelle relazioni BDSM il livello di complessità è ancora maggiore, perché si vanno a toccare corde più profonde e sensibili. Ecco perché si possono imparare tante cose dagli altri, ma difficilmente si può imparare tutto da una sola persona.

4) Tu non fai un mistero di essere un dominatore anzi ne hai fatto uno stile di vita anche professionale, ma molti si nascondono, perché sono così omertosi?



Per lo stesso motivo per cui nessuno va in giro a dire di amare fare sesso con più persone o qualunque altra pratica sessuale che non viene considerata comune dalla maggioranza della popolazione. Se rileggi questa frase ti rendi conto che è tutto in divenire. Una o due generazioni fa anche solo dire di amare il sesso orale o anale era una sorta di tabù. Noi siamo stati abituati per troppo tempo, nella nostra vita, ad ignorare il corpo ed i suoi bisogni (compreso il sesso), come una parte fondamentale del nostro benessere. Toccarsi è peccato. Fare sesso per il piacere di farlo è sbagliato. E’ difficile liberarsi di queste pressioni sociali. Mi ricordo una scena del bellissimo film “Philadelphia” in cui il giovane avvocato gay, mentre era in una spa a rilassarsi insieme ai compagni più anziani dello studio in cui lavora, è costretto a fingere di ridere di gusto alle loro battute omofobe. Non tutti sono pronti a diventare martiri e a mettere a rischio ciò che hanno conquistato e molti, allo stesso modo, non sentono il bisogno di farlo perché è una cosa che hanno scelto di vivere solo ed esclusivamente nel privato. Tuttavia io credo che quest’ultima sia una “falsa” scelta. Si vive questo stile di vita nel privato anche e, forse soprattutto, perché non lo si può vivere in modo naturale alla luce del sole, senza doverlo difendere, spiegare o giustificare ogni minuto. La comunità gay ha fatto passi da gigante in tal senso. Molti BDSMer tendono a non sentirsi altrettanto ghettizzati o vittima di discriminazioni, semplicemente perché riescono a “mimetizzarsi” meglio tra la gente “normale”. Io continuo a parlare pubblicamente di questo stile di vita. Continuo a dare consigli a chi me li chiede e ad organizzare eventi, come al Rome BDSM Conference del 20-22 Febbraio per chi vuole approfondire queste tematiche. 

5) Credi che con l'uscita del film ci sarà un aumento delle sottomesse? 

Il film (e prima di lui la trilogia editoriale di “50 sfumature”) è stata solo quell'occasione a cui ho accennato in precedenza, per cui le persone adulte riscoprono quasi per caso che essere legate dal partner le fa sentire “come quando” ubbidivano al loro amichetto-dottore che intimava loro di stare immobili e loro si divertivano a non sapere cosa gli sarebbe stato fatto, ma non avevano alcuna voglia –pur potendo- di interrompere quel gioco. Personalmente credo che il successo del libro e –probabilmente- anche del film, serve a far cadere un velo su quelli che sono i reali numeri delle persone che hanno questo genere di fantasie. Alcune di queste persone forse non erano mai riuscite a dare un nome a quelle immagini nella loro mente o non avevano mai avuto occasione e modo di parlare e incontrare altri con gli stessi gusti e sentirsi quindi non le uniche al mondo. Il BDSM raccontato in “50 sfumature” è pessimo, ma il fatto che per qualcuno rappresenti l’occasione per un’introspezione e una riflessione su quelli che sono i propri desideri e le proprie fantasie sessuali, nonché sul tipo di relazioni che sono davvero pienamente gratificanti, è innegabile ed estremamente importante.

6) Cosa porta una donna a diventare la sottomessa di un uomo?

Premesso che la Dominazione/sottomissione non sono legate ad un genere od identità sessuale (ci sono coppie Dom/sub di qualunque tipo di combinazione di sessi), le motivazioni sono fondamentalmente l’appagamento di un piacere. Né più né meno che l’aver voglia di un bel gelato anziché di una fetta di pizza. Se riuscissimo davvero a vedere queste pulsioni per quello che sono, ovvero una delle mille sfaccettature che compongono la personalità di qualcuno, ci renderemo conto che nessuna di esse, da sola, è sufficiente ad identificarla. Quella donna sottomessa è allo stesso tempo una figlia, una sorella, magari una moglie o una madre, una professionista affermata o una insegnante di matematica, un’appassionata di uncinetto e una praticante di sci di fondo… e così via. L’amare la sottomissione o il dolore fisico, sono sono un’altra piccola sfaccettatura del nostro essere naturale. Il piacere che si riceve nel costruire in maniera consapevole un rapporto BDSM, mettendo in gioco delle pulsioni così profonde e intense, con delle pratiche in grado di dare stimoli fisici ed emotivi molto forti, è sicuramente una ragione più che sufficiente per voler scegliere di assecondare ed esplorare ANCHE questo lato di sé stessi. Alcune persone temono che una volta iniziato a fare BDSM, una volta aperta quella porta immaginaria della nostra mente e della nostra sessualità e varcata quella soglia, la porta si richiuda e non si abbia più modo di tornare indietro. Sono paure normali all'inizio … perché è difficile trovare qualcuno con cui parlare e con cui confrontarsi e si teme di essere sbagliati e si preferisce, per istinto naturale, fare parte del branco in cui ci si trova, anche se si sente di essere in qualche modo diversi. Badate bene, non migliori o peggiori. Solo diversi nel senso di avere una sensibilità verso queste dinamiche di coppia e verso queste fantasie più sviluppate e intriganti di quanto succeda nelle persone a noi immediatamente vicine. Ma chi pratica BDSM non ha mai smesso di vivere tutto il resto della propria vita esattamente come tutti gli altri. I nostri rapporti non escludono quello che fanno tutte le altre coppie, anzi… aggiungono altre cose. E’ uno scendere ad un livello più profondo… ancora più intimo e gratificante di quanto possa essere il “semplice” sesso.

7) Il sadomasochismo è stato sdoganato dalle patologie psichiatriche, credi che ce fosse bisogno? 

Assolutamente si. Il problema semmai è che ancora troppe volte si usano gli stessi termini per indicare due cose diverse. Se qualcuno dice “io sono un sadico” ha immediatamente una connotazione negativa perché solo ora si sta cominciando a cercare un modo per distinguere, anche come terminologia. Ma distinguere i due ambiti, il sadismo/masochismo/feticismo “ludico” da quello “patologico” è un passo importantissimo. Per me la linea di demarcazione è quando non si ricerca più il completamento di una relazione (io sono dominante e cerco una persona sottomessa che voglia donarsi a me), ma il mero soddisfacimento di un impulso (voglio che qualcuno mi frusti perché il dolore mi piace), che trascende qualunque possibile relazione tra le due persone e trasforma il tutto in una mera ricerca di “qualcuno” che mi faccia questo o quello o che si faccia fare questo o quello. Per fortuna il BDSM non è così… ed è per questo che è molto più divertente.

8) Quante sottomesse hai avuto? 

Ho avuto tante sottomesse con cui ho avuto relazioni più o meno brevi o sporadiche, ma quelle con cui ho avuto modo di costruire un rapporto a lungo termine sono una manciata, anche perché è necessario un investimento di tempo (per conoscersi) e di energie (per guidare un’altra persona, dare regole e controllare che vengano rispettate) che solo in poche hanno meritato.


9) Cosa lega un dominatore ad una sottomessa? 

Non è necessariamente l’amore. Ho avuto dei bellissimi e duraturi rapporti BDSM che non coinvolgevano necessariamente l’amore “romantico”. Ovvio che l’affetto c’è sempre, ma il sapere che non vi è rischio di un “ricatto emotivo” (del tipo “mi sottometto perché ti amo”) hanno permesso di focalizzarci meglio l’uno sulle esigenze BDSM dell’altra. Un’esperienza davvero molto piacevole e che ha lasciato degli ottimi ricordi. 

10) Pensi che il film abbia aperto una sorta di vaso di Pandora sul mondo del BDSM oppure volevate rimanere per cosi dire, secretati? 

Stai parlando con una persona che 10 anni fa ha lasciato il suo lavoro nel marketing di una grande compagnia telefonica per aprire un negozio fetish/BDSM in centro a Roma e che da quel momento non ha fatto mistero delle proprie passioni a familiari, ex-colleghi e conoscenti. Questo non vuol dire che ho dei comportamenti diversi da prima, solo che se, come in questo periodo succede spesso, qualcuno parla di sadomaso, mi fermo volentieri a parlare e a dare informazioni più corrette di quelle che hanno magari recepito di sfuggita qui e là. Io credo nel rispetto delle proprie scelte. Ma la scelta, per essere tale, deve essere una scelta libera, non viziata dalla paura di “quello che potrebbe succedere se qualcuno lo venisse a sapere. Chi si nasconde lo fa per lo più per proteggere le stesse persone a lui vicine, più che sé stesso. Gli altri non sono ancora pronti a sentirsi dire “mamma, papà… io amo legare e frustare la mia compagna”. Anche in questo aspetto, chi fa BDSM è molto più rispettoso delle persone che di solito ci attaccano.



Alessandra Fabi

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